alexa

Blog // Pagina 1 di 41
05.11.2021 # 5831
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Marco Maraviglia // 0 comments

Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Immagini introspettive di un’insostenibile leggerezza dell’essere che indagano l’indefinibile della vita tra il buio e il buio

Chi è Dimitra Dede

Dimitra Dede è un’artista visiva greca che vive a Londra e lavora prevalentemente con la fotografia. Ha conseguito una specializzazione in New Media dopo gli studi in fotografia.

La sua pratica artistica coniuga la pittura e l’uso di sostanze chimiche con la fotografia. La creazione delle sue immagini si basa su un processo intuitivo. La sua ricerca esplora la connessione tra spazio e tempo, memoria e disorientamento, perdita e vulnerabilità umana, la vita e l’Assurdo. Le sue opere sono state esposte in gallerie, musei e festival in Europa, Stati Uniti e Asia.

Il suo libro Mayflies è stato selezionato nella shortlist del premio per il Miglior Libro d’Autore ai Rencontres d’Arles 2020, e del premio Unseen Dummy Award 2018 all’Unseen Festival di Amsterdam.

- dal comunicato stampa

 

Osservando le foto di Dimitra

Si entra in un mondo grigio torbido, dove i neri sembrano carboncini sfumati a mano. E tratti come tracciati a china. Macchie slavate.Tutto si confonde, tutto è inafferrabile. Nell’oscurità il circostante è fluido. Onirico. Sogni o incubi?

Dettagli che divengono galassie. Il reale diviene immaginazione. Tutto si sovrappone. C’è tanto blur. Indefinibile, come ciò che la nostra zona grigia nasconde nella mente. Vedo riflessi, o sovrapposizioni di spazi, corpi e paesaggi? Non conta saperlo perché meglio lasciarsi andare a quel segmento della vita che c’è tra il buio e il buio. Tra il ventre materno e l’ultimo sospiro. Non conta perché il messaggio, la sensazione che l’osservatore riesce a percepire, è sufficiente.

Immagini da decifrare o ascoltare? Quale anfratto del proprio intimo bisogna esplorare per riconoscersi in quei frame che sembrano in movimento, che si avvicinano, ci sfiorano, si allontanano ma ci affollano come sogni labili, profetici, inconsci?

Ma poi, perché cercare di capire in un mondo in cui non esistono certezze? Tutto scorre in un arco temporale breve. I segni ci travolgono, ci attraversano.

Acqua, terra, il verde… tutto in grigio/nero. Il bianco è la luce, la somma di tutti i colori, e qui non serve, resta nel mondo di fuori per non distrarre da un’introspezione inconscia e meditativa. Tra accenni pareidolici immersi nell’eleganza di un glamour celato. Apoteosi della sensualità perché nascosta e da scoprire.

E tutto scorre, tra ricordi di passaggio, di quelli che forse non ne abbiamo bisogno riviverli, ma ci sono, esistono, vivono ancora in qualche meandro della nostra anima.

 

…una mano, un corpo, un ghiacciaio, un sesso femminile, delle nuvole, un volto, un albero, un corpo o una roccia si equivalgono. Pretesti per formare immagini, per provocarle, per generarle. Dimitra Dede le tratta come materia prima che lei lavora, graffia, trasforma, muta e stravolge per raggiungere un mondo che esiste solo nell’immagine, un mondo fluttuante ancorato ad un reale già dissolto. Il tempo si è fermato, o eternizzato, non sappiamo, tanto strettamente fotografico da non aver più nulla a che vedere con quello dei nostri orologi.

- Christian Caujolle.

 

Come nasce la mostra

Cristina Ferraiuolo, gallerista della Spot Home Gallery, è una cacciatrice di teste del campo fotografico. Per la sua attività spulcia anche libri fotografici di editori indipendenti ed ha scoperto Dimitra Dede che ha voluto nella sua galleria per la mostra Ápeiron curandone la realizzazione insieme a Michael Ackerman.

63 opere, frutto di un percorso di circa 20 anni.

Ápeiron, dal greco antico “à”, assenza e“peras”, confine: assenza di confine. Il principio, infinito ed eterno, da dove tutte le cose hanno origine e ove si dissolvono, è un concetto intorno al quale ruota l’intera produzione artistica di Dimitra Dede, ben riflesso nella frase dello scrittore greco Nikos Kazantzakis: "Veniamo da un abisso oscuro; ritorniamo in un abisso oscuro. Lo spazio luminoso che intercorre tra di loro lo chiamiamo vita".

 

La tecnica di Dimitra

L’artista non usa programmi di manipolazione di immagini ma interviene direttamente sui negativi con bruciature, cera, solarizzazione in camera oscura, vernice e usa tutto ciò che può per imprimervi dei segni come graffi e incisioni.

Un processo di trasformazione “punitivo” della materia che le consente di elaborare il dolore e di raggiungere l’armonia ricomponendo i pezzi frammentati della sua esistenza di donna, figlia, madre e artista.

I negativi così trattati vengono poi scannerizzati e stampati in giclée su diversi tipi di carta, a seconda dei soggetti.

Alcune immagini sono stampate su una spessa carta materica, di cotone, che restituisce l’opacità, il mistero e l’indefinito del suo lavoro; per altre una preziosa carta giapponese, la Taizan, sottile, leggermente trasparente, ma eccezionalmente resistente: assonanza con un femminile materno che coniuga fragilità e forza, amore e cura.

 

 

SPOT HOME GALLERY di Cristina Ferraiuolo

ÁPEIRON

Dimitra Dede

dal 28 ottobre 2021al 28 gennaio 2022

 

Opening 28 ottobre2021

dalle ore 12 alle ore 20

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA sul sito www.spothomegallery.com

 

Contatti

Spot home gallery

via Toledo n. 66, Napoli

+39 081 9228816

info@spothomegallery.com

20.09.2021 # 5790
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Paolo Falasconi // 0 comments

Magnum. E se nessun piacere fosse impossibile?

Un film commercial di MullenLowe Group Italia per celebrare i 700 anni della scomparsa del Sommo Poeta

Questo bellissimo film commercial di MullenLowe Group Italia per Magnum fa parte della serie di progetti pensati per rafforzare la strategia commerciale dietro la collection di ice cream pensata per celebrare i 700 anni dalla scomparsa del Sommo Poeta.

Tutto prende vita da 'Il bacio di Dante e Beatrice', un dipinto originale che rappresenta il piacere dell'amore immortale, quello tra Dante e la musa della 'Divina Commedia'.

L'incredibile intreccio tra realtà e immaginazione scaturisce dal talento artistico di Roberto Ferri. Donne e uomini, corpi sinuosi e posture intriganti, angeli e demoni, purezza e impudicizia, lo spirito e la carne sono gli ingredienti dei dipinti dell'artista tarantino già affermato anche all’estero, che ha studiato Caravaggio, Michelangelo e Guercino reinterpretandoli e rendendoli di nuovo attuali. Dà corpo, sostanza e forma (una forma bellissima) ai sogni, o agli incubi, che tutti abbiamo dentro.

Un esperimento assolutamente interessante che, al pari dell'artista, "pittore antico capace di applicare il suo magistero a pensieri moderni" riporta nel presente il mito di Dante e Beatrice come simbolo di un amore immortale e lo rende contemporaneo confermando ancora una volta l'importanza chiave di uno storytelling forte e coinvolgente.

Il film


12.04.2021 # 5704
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Adelma Rago // 0 comments

“The Ultimate Safety Test”: sicurezza e sostenibilità nel nuovo, sorprendente, spot Volvo

Volvo è sinonimo di sicurezza. Ecco come l’azienda ha esteso questo concetto, legando la propria immagine alla sostenibilità…

Volvo è un’azienda leader nel settore automobilistico che, negli anni, ha fatto della sicurezza su strada un suo valore cardine. Seguendo l’esempio di altri top brands, ha deciso di sostenere una causa di importanza globale, reinterpretando ed ampliando la propria visione del concetto di sicurezza.


La protezione è alla base della filosofia Volvo e può essere considerata un vero e proprio marchio di fabbrica. Da sempre, gli sforzi dell’azienda si concentrano nel rendere i propri veicoli non solo accattivanti, accoglienti e performanti ma, soprattutto, sicuri.



Con The Ultimate Safety Test - il nuovo commercial realizzato dalla Grey - Volvo ha fatto un passo importante in materia di sicurezza, associando quest’ultima al concetto di sostenibilità, e annunciando al suo target di volersi occupare non solo dei rischi dovuti agli impatti su strada ma anche a quelli relativi all’impatto ambientale. Con una vera e propria dichiarazione di intenti, infatti, Volvo comunica che, oltre ad avere a cuore la vita dei propri clienti, a partire da oggi, avrà concretamente a cura la vita dell’intero pianeta, puntando su veicoli all-electric.



Il film, in apparenza, sembra un classico demonstration, del quale presenta tutti gli elementi tipici: un esperto ci mostra l’accuratezza dei safety test Volvo, illustrandone due tra i più comuni - il crash test laterale e frontale e il test su strada - e prodigandosi nell’offrire spiegazioni riguardo alle scrupolose ed ingegnose procedure impiegate dall’azienda, per garantire la sicurezza dei propri veicoli. L’uomo, infine, ci chiede di seguirlo in prossimità di un ghiacciaio, luogo dove ci si sta apprestando ad eseguire un ultimo, estremo, test: la caduta di una Volvo da un’altezza di 30 metri. Poco prima di dare il via alla verifica, però, dal fianco del ghiacciaio si stacca una parte di esso, che crolla rovinosamente in acqua, interrompendo la dimostrazione con improvvisa e brutale solennità. La rottura del format, è seguita dalle lines di chiusura, nelle quali Volvo ci ricorda che l’ultimo - e decisivo - test di sicurezza è quello nei confronti del cambiamento climatico e che, in tal senso, Volvo ha scelto di avere un obiettivo concreto: puntare alla distribuzione di veicoli completamente elettrici.




Come ha affermato anche il CEO di Volvo Cars, Håkan Samuelsson “Per noi, oggi, la sostenibilità è importante quanto la sicurezza.“ e, con questa campagna, possiamo affermare che Volvo lo abbia dichiarato apertamente, compiendo una scelta importante e responsabile non solo nei confronti del suo target e ma anche del nostro pianeta.


11.03.2021 # 5652
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Adelma Rago // 0 comments

Saatchi & Saatchi firma la campagna integrata di Global Women per l’8 marzo

Per la Festa della Donna l’agenzia “la tocca piano”, come è giusto che sia.

8 marzo 2021. Pandemia in corso. Si sente dire ovunque che l’intero mondo è cambiato da un anno a questa parte: stili di vita, tempo libero, abitudini, lavoro. Eppure, Saatchi & Saatchi, con la sua ironia graffiante ci ricorda che la disuguaglianza di genere - in certi casi - è una di quelle cose che fatica a cambiare.


Non è affatto casuale che proprio nel giorno della Festa della Donna, Global Women torni a parlare della disparità di genere sul luogo di lavoro, denunciandone uno degli aspetti più inquietanti: quello legato alla limitazione della carriera per le donne che decidono di essere madri.


Attraverso una campagna integrata composta da spot e annunci, Global Women infatti, ci racconta che la maternità rappresenta ancora oggi, in alcune circostanze, un limite concreto al normale percorso lavorativo di una donna. Nonostante si siano fatti notevoli progressi in tal senso, dalla Nuova Zelanda - paese per il quale è stata prodotta la campagna - arriva un dato allarmante: una donna lavoratrice che decide di avere un bambino, può arrivare a perdere il 12,5% del suo potenziale guadagno nell’arco della sua intera carriera, e può veder svanire le possibilità di concorrere per un’eventuale posizione di leadership.



Saatchi & Saatchi ha deciso di trattare il problema con un umorismo nero, che - nei toni - ricorda vagamente la celebre campagna Never say no to Panda. Con le dovute differenze, infatti, vediamo l’irresistibile protagonista dello spot dare fastidio ai suoi colleghi e al suo capo con gesti dispettosi, apparentemente gratuiti, volti a renderla detestabile. La sensazione è che, con tali gesti, voglia rendere la vita difficile sia a sé stessa, che agli altri. A chiudere le tre situazioni messe in scena nel filmato, c’è la prima parte del titolo “Career-Limiting”, seguita, dopo qualche istante, da altre due parti di esso, che appaiono contemporaneamente a formare la frase “But not as career-limiting as having a baby.”. Una chiusura eloquente, lapidaria, non soggetta ad interpretazioni, che accende ancora una volta i riflettori sull’annosa questione della motherhood penalty.

 

Con il suo inconfondibile stile, Saatchi & Saachi prende bene la mira e va a segno, grazie ad una campagna che non le manda a dire e che, con ironia pungente, arriva dritto al cuore del problema.


09.03.2021 # 5647
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Adelma Rago // 0 comments

DDB presenta "Ex-Machine", la nuova experiential per Cornetto Ecuador

L’esperienza che trasforma un ricordo amaro in un momento dolcissimo…

Come è noto, la fine di una relazione - qualsiasi tipo di relazione - può lasciare l’amaro in bocca. Probabilmente è da questo assunto che è stata concepita Ex-Machine, l’esperienza creata da DDB per Cornetto Ecuador.



Si può trasformare un ricordo negativo in un’esperienza positiva?

Alla DDB si saranno posti questa domanda, e da essa è venuto fuori il concept per Ex-Machine, l’experiential advertising di Cornetto che invita a guardare con dolcezza ad un momento amaro, come può essere quello della fine di una storia. 


Spesso, anche a distanza di anni, ciò che può far viaggiare la nostra mente indietro nel tempo - e ricordarci qualcuno che non fa più parte della nostra vita - sono gli oggetti. Una felpa, un peluche, una tazza, cose semplici, di scarso valore e, talvolta, di poca utilità, ma carichi di significato e indissolubilmente legati al ricordo di una persona in particolare.

Quando la relazione termina, l’oggetto rimane lì, a rammentarci costantemente cosa è stato, cosa sarebbe potuto essere e non è avvenuto. Il già menzionato amaro in bocca, appunto.


Nel corso del video dalla grafica accattivante e abbastanza frenetica, ci viene proposta la definizione che Cornetto da della parola “ex”, letteralmente, “una persona che non fa più parte della tua vita, ti ha superato e probabilmente ti cercherà di nuovo” e il relativo esilarante sinonimo, “l’innominabile”. Subito dopo ci viene mostrato come funziona la Ex-Machine: all’interno di quello che a tutti gli effetti sembra un distributore automatico, bisogna inserire uno degli oggetti sopracitati e, in cambio, la macchina erogherà un Cornetto.



Battute sul prodotto a parte, si potrebbe pensare che questo meccanismo possa essere un facile espediente per rimuovere un passato doloroso, un modo superficiale per sbarazzarsi di ciò che ancora ci tormenta. In realtà è proprio questo il punto: la Ex-Machine punta a rendere leggero qualcosa che leggero non è, offrendo agli utilizzatori la possibilità di tagliare i ponti con il passato e, magari, di condividere l’esperienza sui social, portando un po’ di dolcezza laddove dove non ce la saremmo mai aspettata.


22.02.2021 # 5633
Dimitra Dede in mostra alla Spot Home Gallery con Ápeiron: l’assenza di confine

Adelma Rago // 0 comments

Alla scoperta di “Le Château du Tarot”, il nuovo cortometraggio di Matteo Garrone per la Maison Dior

Dopo “Le Mythe Dior”, il regista ci guida attraverso un percorso ammantato di bellezza, esoterismo e mistero…

Un antico castello, un mazzo di tarocchi e una giovane donna alla scoperta della propria identità: questi sono gli elementi di partenza del nuovo corto di Matteo Garrone per la Maison Dior, Le Château du Tarot.



Maria Grazia Chiuri - attualmente capo della Maison - ha scelto i tarocchi come tema centrale dell’intera collezione: un omaggio al suo fondatore e alla sua grande passione per la cartomanzia. Christian Dior, infatti, al di là di un personale percorso esoterico, trasse da essa - come pure dai numeri e dai simboli - ispirazioni e idee, per realizzare le proprie creazioni.



Per raccontare questa collezione, tanto misteriosa quanto suggestiva, la Maison Dior si è nuovamente rivolta a Matteo Garrone. Un matrimonio felicissimo quello tra il regista italiano e la casa di moda francese. Con Le Mythe Dior, realizzato per la collezione autunno/inverno, Garrone, aveva dato prova di essere pienamente a suo agio con il fantastico e le sue ambientazioni fiabesche, contribuendo a rendere al meglio l’affascinante connubio tra mitologia classica e storia della Maison.

Non a caso ne Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta Lo cunto de li cunti di Gianbattista Basile - come anche nel suo Pinocchio - Garrone aveva mostrato uno spiccato senso estetico nella composizione delle sue inquadrature, alcune di esse quasi paragonabili ad opere pittoriche, dotate altresì di un’intensa plasticità. Questa particolare cifra stilistica, ha reso Garrone il regista perfetto per Le Château du Tarot.



La storia narra di una giovane donna che, desiderosa di conoscere sé stessa, arriva in un antico castello e si affida alla saggezza di un’anziana cartomante.

Parte così il viaggio - o, per meglio dire, il percorso - della ragazza alla scoperta della propria identità: tra misteriosi corridoi e stanze magnificamente decorate, la fanciulla dovrà sciogliere gli enigmi di alcuni degli arcani maggiori che incontrerà e, solo alla fine, potrà ricongiungersi con sé stessa.



Garrone torna sul “luogo del delitto”, il Castello di Sammezzano, dove girò una parte degli interni del suo Tale of Tales. Superbo esempio di orientalismo, a pochi passi da Firenze, il castello contribuisce ad ammantare la narrazione di fascino e a dare, a chi osserva, l’impressione di trovarsi in un contesto sospeso tra il mistero e l´incanto. 

Ma, bellezza della location a parte, è con la loro visione degli arcani maggiori che, tanto Garrone quanto la Chiuri, rivelano il proprio talento nel cinema, come nella moda.

Per questa collezione, Maria Grazia Chiuri, ha tratto ispirazione da un mazzo antico e prestigioso, quello Pierpont-Morgan Bergamo, uno dei tre mazzi Visconti-Sforza. Conservato nella biblioteca Pierpont-Morgan di New York, è il più recente dei tre mazzi viscontei - datato intorno al 1450 - e il più completo: dei 22 arcani maggiori, chiamati anche trionfi, solo due sono andati perduti. Quelli conservati, presentano uno sfondo oro e parecchi dettagli sull’abbigliamento dell’epoca. Proprio da questi si è lasciata ispirare la Chiuri, ma non solo.



I tarocchi viscontei, rappresentano un’opera d’arte unica: osservando i trionfi, è possibile notare come tutte le figure maschili abbiano sempre delle controparti femminili. Non a caso, la prima carta rivelata dalla cartomante, La Papessa, è emblematica in tal senso: una delle rare raffigurazioni a proporre una versione femminile del Papa.



L’equilibrio tra femminilità e mascolinità, è un tema che ricorre spesso in questo cortometraggio, eppure, al suo interno, l’assenza di attori/modelli di genere maschile è totale: anche trionfi come L’Appeso o Il Matto, sono interpretati da donne. Questa particolarità non è legata esclusivamente al tipo di collezione ma anche al suo significato, al valore simbolico del progetto: un omaggio alla donna e ai tanti volti della sua femminilità. E, in effetti, attraverso il suo percorso, la giovane donna imparerà ad abbracciare e ad accogliere ogni aspetto di sé stessa, compreso il suo lato mascolino.




L’ultima caratteristica da sottolineare è la profonda coerenza nella rappresentazione del senso dei trionfi, un senso che sia la Chiuri, con la sua collezione, che Garrone, con la sua regia e messa in scena, hanno restituito fedelmente. Un concept portato avanti fino in fondo da questi due artisti che, con Le Château du Tarot, confermano la loro straordinaria intesa professionale, regalando allo spettatore minuti di pura meraviglia.


Inside Ilas
Inside Ilas Magazine

Privacy e cookies policy