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27.04.2020 # 5517
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Paolo Falasconi // 0 comments

Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Si chiama Facetime photoshoots e forse ha già rivoluzionato il mondo della fotografia. Il suo ideatore, Tim Dunk lo ha pensato per riuscire a superare questo momento di lockdown e continuare a fare la sua professione

In copertina photo: © Tim Dunk

In questi giorni mi sono posto spesso la domanda di che cosa resterà, nel mondo del graphic design, di questo momento che stiamo vivendo. Che tipo di esperienza è stata questa per il nostro mestiere e quali cambiamenti, se ce ne saranno, hanno modificato il modo di pensare, di progettare.

Di certo, se qualcosa di buono ci sarà, non potrà non riguardare la creatività. Intanto riesco già a vedere qualche cambiamento nei modi che le persone hanno trovato per rimanere creativi.


Guardiamo al mondo della fotografia
: mi ha colpito l’idea di un fotografo inglese, il cui nome è Tim Dunk. Specializzato in foto per il wedding, (è stato nominato da Rangefinder Magazine uno dei 30 fotografi emergenti al mondo nel settore) che si è inventato un nuovo e interessante modo per continuare a svolgere il proprio lavoro, seppure restando a casa.

Come egli stesso spiega nel proprio sito personale, è possibile ottenere una sessione di shooting, con tanto di consigli su come impostare le luci, tutto questo da remoto sfruttando il cloud e i sistemi di comunicazione offerti da telefoni e tablet. Una volta ottenuta la serie di scatti e caricati sul cloud, dalla sua postazione passa alla post-produzione per poi restituire l’immagine finale all’acquirente.

Non contento di questa idea, ha inserito nel proprio sito una serie di istruzioni sotto forma di risposte alle domande per permettere ad altri colleghi di cimentarsi con questo progetto. Geniale.


photo: © Tim Dunk

26.04.2020 # 5519
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Marco Maraviglia // 0 comments

Fotografi in quarantena, “La finestra sul cortile” ai tempi del Covid

Sabry Ardore, Giancarlo De Luca, Giorgio Galimberti, Francesco Rastrelli, Francesca Sciarra, Carmen Sigillo, ecco come alcuni fotografi stanno vivendo la loro quarantena privata e professionale

Photo copertina: © Francesco Rastrelli


Fotografi in quarantena. Ne ho individuati sei tra quelli che non hanno accantonato del tutto la loro fotocamera e cercando di tirare fuori alcuni loro pensieri.

Il Coronavirus è un virus che si è abbattuto sulla nostra vita stravolgendone il normale corso dei giorni. Nel frattempo ognuno cerca di trascorrere queste giornate cercando di non annoiarsi.

I fotografi in quarantena stanno approfittando per ripulire l’archivio fotografico, fare back-up, (ri)programmare servizi fotografici, progettare mostre, approfondire aspetti della postproduzione con tutorial e webinar…

 

Francesco Rastrelli rientrò in Italia dall’Australia, dopo un rocambolesco viaggio, all’inizio del lockdown. Si mise subito in quarantena e comunque non si è mai fermato. Fotograficamente parlando.

25 giorni per spostare tra oltre 700 plasticoni circa 20.000 diapositive, …, guardarle minuziosamente con lentino sul tavolo luminoso, avere il coraggio di tenerne solo un esemplare, il migliore, e buttare gli altri…. ha reso questo periodo di chiusura da covid, per me un incredibile viaggio nel mio passato di fotografo analogico, ho riesplorato fondali mediterranei e tropicali, rivisto vecchi amici, avventure dei miei reportages. – Francesco Rastrelli



Per Giorgio Galimberti, abituato anche lui a stare sempre in giro per lavoro, essere fotografo in quarantena è stato un impatto brusco che oggi lo fa sentire “piu’ maturo e consapevole rispetto a due mesi fa”.

© Giorgio Galimberti

Inizialmente, come per tutti credo, ho vissuto un momento surreale e faticavo a riempire le mie giornate, poi nel giro di poco ho iniziato a impiegare questo infinito tempo per migliorare la mia fotografia; sistemando l’archivio, dando un restyling al sito web e documentando con la mia fotocamera ogni singola attività che svolgevo… ad ascoltare le tante dirette interessanti che trasmettono sui social network… non ho passato nemmeno una giornata ad annoiarmi sul divano… la programmazione di marzo, aprile e maggio intanto è saltata, Work shop commissionati, mostre e festival… – Giorgio Galimberti




A Sabry Ardore, nonostante abbia fatto molti viaggi per lavoro, non le dispiace trascorrere molto tempo a casa “ci sono abituata perché non uscivo molto nemmeno ai tempi pre-covid19”.

© Sabry Ardore

… ho fotografato i miei genitori, in occasione del loro 46° anniversario di matrimonio. Gli ho fatto indossare corna ed ali come se fossero l’angelo e il diavolo, con la mascherina chirurgica… ho fotografato tutti gli oggetti in più che ho in casa (forbici, accendini, ombrelli…)… per raccontare la “disposofobia” ovvero l’accumulo compulsivo di oggetti in parecchie quantità… sto realizzando scatti che magari avevo in mente di fare da tempo, ma che ho sempre rimandato… Ogni anno ero presente al Napoli Comicon a scattare foto ai cosplayers e farmi conoscere. Annullato… Quest’anno dovevo partire per la mia terza stagione consecutiva come fotografa nei villaggi turistici… – Sabry Ardore



Per Giancarlo De Luca le giornate volano grazie all’attenzione rivolta verso figli costretti anche loro a stare in casa, le video-chiamate ai parenti e amici più stretti, il “cinema” in casa ma…

© Giancarlo De Luca

Mi manca molto la vita di tutti i giorni mi manca molto la routine, quella routine che qualcuno disse “se la ami allora sei davvero felice”… Dentro di me ho costantemente una immagine di quando tornerò in strada, nella mia città, quando riprenderò la mia reflex appesa al chiodo per raccontare qualcosa: è l’immagine di me stesso al centro della Galleria Umberto I di Napoli che piango e urlo con tutta la mia voce, uno sfogo fatto di gioia e amarezza, di speranza e di dolore per quanto è stato … – Giancarlo De Luca



Francesca Sciarra sta approfittando per ampliare il suo progetto Family Tales raccontando innanzitutto la propria vita in casa con i figli.

© Francesca Sciarra

La nostra quarantena in casa ha il sapore della famiglia di una volta. Il tempo passa lentamente e si riempie ogni giorno di qualcosa di nuovo, non ci sono scadenze e non c’è fretta, e le abitudini sono sempre là a coccolarci. Certo, il lavoro manca e le relazioni si allentano… ma sapendo che è questa una condizione che finirà, noi ci dedichiamo a viverla qui e ora nel migliore dei modi… Programmo la giornata quel tanto che basta per fare varie cose, senza stancarmi o annoiarmi. Il mio pensiero è rivolto al benessere della mia famiglia, a garantire armonia e serenità ai miei figli. Sto leggendo molto e approfitto di questo tempo per approfondire le mie conoscenze in materia fotografica… viceversa, sto evitando di ascoltare notizie e di informarmi sul Covid. L’unica cosa che mi manca è il contatto con la natura… – Francesca Sciarra



Carmen Sigillo, avvocato e vincitrice di vari premi per il suo progetto fotografico Born in Italy, inizialmente è stata assalita dalla mancanza di percezione del suo ruolo in questo vuoto. “Chi sarai domani? Cosa vorrai domani?”.

© Carmen Sigillo

…non riuscivo a programmare le mie giornate. Ero completamente travolta dall’odore della morte, dalla paura per i miei cari, dalle continue edizioni dei tg. Mi sembrava di soffocare. Col passare dei giorni, devi darti un programma per non alienarti completamente. E quindi trascorro le mie giornate fotografando, allenandomi e studiando. L’essenziale: le tre cose che mi riescono meglio. – Carmen Sigillo



Fotografi in quarantena che, pur restando a casa, non fermano i propri occhi. E stanno dietro al mirino di una fotocamera. Da casa. In casa.

Come James Stewart che interpretava proprio un fotografo in La finestra sul cortile e che, costretto su una sedia a rotelle, fotografava il vicinato dalla propria finestra con un epilogo tutto hitchcockiano.
Qui Hitchcock c’entra poco. È tutto alla luce del giorno o della sera.
Il disagio, il surrealismo dalle atmosfere dechirichiane e distopiche che nemmeno Fritz Lang o Spielberg avrebbero mai immaginato.

I fotografi in quarantena hanno prodotto immagini che probabilmente potranno servire un giorno per una pubblicazione di interesse antropologico, sociologico, storico. Oltre che fotografico. Uno storytelling condiviso. Per sorridere magari un giorno a questa clausura forzata. Rimpiangendo forse quelle immagini degli animali di ogni specie che si sono appropriati dei territori urbani in tutto il mondo. Dei mari caraibici anche in prossimità delle coste delle città.

… finita la paura, torneremo ad essere quelli di prima, nel bene e nel male. E questo è forse un peccato: un’occasione mancata per migliorarci tutti. – Carmen Sigillo

Penso che la gente fuori… non sarà più quella di prima e soprattutto non sarà più buona di prima come si dice, perché già vittima di cosi tante ingiustizie e privazioni che non consentirà facilmente ad altri di crearne ulteriori, di qualunque natura esse siano. – Giancarlo De Luca

Nel frattempo non si riesce a non pensare al disagio estremo di tante persone claustrofobiche, famiglie indigenti, lavoratori messi in cassa integrazione.

Il mio pensiero fisso e costante è per le persone ammalate, per chi soffre per la perdita dei suoi cari per chi ha vissuto sulla propria pelle la sofferenza della malattia… Noi dobbiamo modificare il nostro stile di vita e cercare di combattere per ripartire con energia… – Giorgio Galimberti

Il pensiero frequente in questi giorni e ciò che mi rattrista di più sono i bambini, quelli che sono stati dimenticati dai vari decreti e quelli che più di tutti noi hanno rispettato l’isolamento. I bambini, incapaci di comprendere l’assenza dei nonni, dei compagni di scuola, delle corse all’aria aperta. I bambini che purtroppo ritengo siano tra quelli che dopo tutto questo avranno bisogno di maggiore attenzione. – Carmen Sigillo


Passerà, tutto passa. Niente è per sempre. La voglia di normalità resta nell’anima di ogni individuo.

I fotografi in quarantena torneranno alla loro vita di sempre, probabilmente migliorata professionalmente per quella soglia di sensibilità e di empatia sviluppata in questo periodo. E ripartire.

Fotocamera al collo, auto con i vetri abbassati, il mio amico Fabio come passeggero e partire per un viaggio nella nostra Italia. – Giorgio Galimberti

Appena tutto sarà finito…, andrò a fare un giro in una di quelle barchette che affittano a Mergellina, con mio padre per andare a pescare, come ai vecchi tempi e per ammirare il mare trasparente come non lo si era mai visto prima. – Sabry Ardore


 Eravamo liberi e c’è tanta voglia di riavere quella libertà che ci è stata negata improvvisamente. Tutto passa. Non può essere altrimenti.

26.04.2020 # 5518
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Paolo Falasconi // 0 comments

Con #createyourlight Nikon regala l’immagine dell’umanità in questo momento unico nella storia

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l´obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell´umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema

In copertina photo: © Lily Rose

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l’obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell’umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema che cambia ogni due settimane.

Ciascun tema è accompagnato da una apposita sezione curata da esperti che forniscono, attraverso un video, una serie di indicazioni, trucchi e suggerimenti per realizzare al meglio il tipo di scatto che la challenge richiede. Una occasione per ripassare alcune tecniche fotografiche o magari acquisire nuove conoscenze pratiche.

Non ci sono limiti di sorta, essendo il contest aperto a tutti e i video sono liberamente consultabili. Tra tutti gli scatti condivisi sui social con l’hashtag #createyourlight, l’azienda sceglierà per ogni tema una serie di fotografie che poi caricherà nella galleria di immagini #CreateYourLight sul sito Web Nikon, per realizzare una mostra duratura della creatività in questi tempi senza precedenti.


Di seguito un video relativo al primo tema:



23.04.2020 # 5515
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Sarah Galmuzzi // 0 comments

Oltre 100 fotografi Napoletani insieme per PhotoLifeNapoli

L´iniziativa per raccogliere fondi a favore della Fondazione Giovanni Pascale

Credits - In copertina © Peppe Avallone

Sono oltre 100 i fotografi professionisti napoletani protagonisti del progetto solidale PhotoLifeNapoli, un’iniziativa nata sulla scia di 100 fotografi per Bergamo tra le città più colpite dal Coronavirus.
Ciascuno dei fotografi coinvolti ha deciso di mettere in vendita un proprio scatto d’archivio al costo di 200 euro, una cifra solidale, nella maggior parte dei casi ben più bassa delle quotazioni individuali.

PhotoLifeNapoli nata con un tam tam di telefonate tra i più prestigiosi fotografi della nostra città ha registrato sin dalle prime ore un entusiasmo in parte inaspettato: immediata infatti la risposta della cittadinanza che a poche ore dalla pubblicazione aveva già acquistato buona parte degli scatti in vendita: un’occasione certo golosa per i collezionisti, ma anche l’opportunità di aiutare  la Fondazione G. Pascale nel suo lavoro di ricerca e prevenzione intorno al Coronavirus.
L’iniziativa, che nasce da idea di Gianni Fiorito, fotografo di scena per “The Young Pope” e Anna Camerlingo, già apprezzatissima fotografa per il cinema e impegnata sul set di importanti produzioni Rai (I bastardi di Pizzofalcone, per dirne solo una) ha trovato riscontro immediato tra i colleghi, una risposta unica e compatta che ha consentito di raccogliere un interessante ed inedito bouquet che pure racconta bene ‘lo stato della fotografia’ napoletana.


Credits - dall´alto: © Antonio Gibotta, © Alfonso Grotta, © Angelo Marra, © Antonio Biasiucci, © Pierluigi De Simone, © Anna Camerlingo, © Amedeo Benestante


Non solo Napoli, al centro degli scatti dei 100 professionisti, ma anche alieni, città aliene ed alienanti, ritratti caustici, tanta cronaca, visioni oniriche, lave, turbini, una discreta dose di amarcord, volti noti, foto pubblicitarie.
Il concept del sito photolifenapoli.com è stato realizzato da Alessandro Leone, mentre lo sviluppo dell’applicazione è stata di Giovanni Ferricchio


Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi questo è l’Iban della Fondazione G. Pascale:
IT86 I030 6903 5681 0000 0300 008

08.03.2020 # 5478
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Marco Maraviglia // 0 comments

Escursione nel mondo delle agenzie fotografiche online e microstock

Opportunità per i fotografi: lavorare in tutto il mondo senza spostarsi dalla propria città. Alcune testimonianze e suggerimenti di Nora Bo, Vincenzo De Bernardo, Massimo Lama e Francesca Sciarra

Quando all’inizio del XXI secolo iniziarono a nascere le prime agenzie fotografiche online, non pochi fotografi pensarono che il digitale avrebbe fatto morire il mercato fotografico.

In effetti, alcune agenzie fotografiche tradizionali, abituate a gestire il lavoro con diapositive e stampe fotografiche, non ebbero la prontezza di adeguarsi alle nuove tecnologie e chiusero.

Ma oggi i vecchi pregiudizi si sono ribaltati e le agenzie fotografiche online e i microstock sono un’opportunità di lavoro molto flessibile per i fotografi, anche non professionisti, che hanno la possibilità di confrontarsi con un mondo globalizzato e in tempo reale.

Le agenzie fotografiche online sono un mercato in cui si può lavorare spesso con la massima libertà progettuale, senza vincoli di orari, senza particolari limiti sulla propria produzione.


Come si fa a lavorare per le agenzie fotografiche online?
Occorre mandare un curriculum? Assolutamente no. Il CV consiste nelle immagini che vengono proposte.

Vincenzo De Bernardo, fotografa in vari ambiti, si sta specializzando anche in clip perché anche i video sono richiesti dalle agenzie fotografiche online. “E sono pagati più delle foto”, dice Francesca Sciarra.



Finalmente qualcuno che senza conoscenze dirette o raccomandazioni valutasse e rendesse disponibili i miei lavori. Una decina di anni fa passai una selezione abbastanza severa. Si mandavano 10 foto e superavi la prova se ne accettavano almeno 7.

– Vincenzo De Bernardo



Nora Bo, fotografa che ha attraversato l’ambito del fotogiornalimo e della moda negli anni ’90, una volta abbandonata la camera oscura, fu attratta dalle nuove esperienze del digitale iniziando a postare le sue foto sui social. Fu così che la notò un editor di Getty Images e iniziò una collaborazione che ancora dura.

Sicuramente chi lavora anche nella grafica ha più dimestichezza rispetto al fotografo naturalista, per esempio, nel creare delle immagini che siano utilizzabili in ambiti creativi o editoriali…

– Nora Bo


Massimo Lama è un fotoamatore che attualmente collabora con circa venti piattaforme. Principalmente di microstock e ritiene che il workflow, il caricamento delle immagini, è estremamente semplice perché ben guidato.

È giusto però sapere che le foto di street e foto che normalmente vengono esposte in gallerie non hanno valore commerciale per le agenzie fotografiche online e di microstock. Le foto di persone o di certi luoghi spesso necessitano di liberatoria e questo implica una perdita di tempo.

– Massimo Lama


Le foto sono caricate in alta definizione. Ogni giorno i siti delle agenzie fotografiche online e microstock si implementano con migliaia di file da 25-35Mb l’uno con tutte le opportune keywords per farli trovare dal motore di ricerca interno della piattaforma. Qualche agenzia le filtra perché, come precisa Francesca Sciarra, “è richiesto generalmente un minimo sia in termini di risoluzione che di dimensione delle immagini, al di sotto del quale il sistema le rifiuta”.

C’è chi carica 1500 foto all’anno, con una vendita media di 200 foto/mese (perché se royalty-free possono essere riutilizzate da più clienti) e chi ne vende anche 600 caricandone molte meno.

Certo, gli incassi non sono strepitosi per i microstock (1,00-10,00 euro/foto) ma alla lunga, per un fotoamatore che svolge comunque altro tipo di lavoro o per il fotografo professionista che ha altra clientela diretta, son sempre soldini.

Ma c’è chi riesce a guadagnare sufficientemente per vivere con la sola vendita delle proprie foto grazie alle agenzie fotografiche online.

Il lavoro che si impiega ripaga poco all’inizio, ma è un investimento per il futuro. Pian piano che il portfolio cresce, il rapporto lavoro/guadagno si ribalta a favore del guadagno.

– Francesca Sciarra



Quali foto accettano le agenzie fotografiche online e di microstock?
Tutto può servire, paesaggi, città, lifestyle, concettuali, food, ritratti (con liberatorie se i soggetti sono riconoscibili!)… ma è utile che siano progettate a tavolino.

Produco sempre immagini ad hoc. Ad esempio di un luogo che visito cerco di realizzare un reportage completo di paesaggi naturali, urbani, monumenti, dettagli, folklore, tipicità ecc…

Avere un portfolio coerente è una scelta vincente per fidelizzare i clienti, i quali finiscono per riconoscerti in un genere e in uno stile e continuano a servirsi delle tue immagini.

– Francesca Sciarra

 

Solo quando ti metti nei panni di un cliente, ti rendi conto che devi produrre lavori con un potenziale commerciale, cioè vendibili. Difatti il consiglio che mi sento di proporre a tutti è quello, prima di scattare, di porsi la fatidica domanda “A chi può servire questa foto? Alla stampa, online, TV, editoria in genere?”. Se si trova una risposta possibile, si procede.

– Vincenzo De Bernardo


Se si tratta di agenzie fotografiche online ben strutturate come la Getty Images e con un buon rapporto di fiducia, Nora Bo precisa che, qualora nella banca immagini il cliente non abbia trovato ciò che cercava, si può interagire direttamente coi clienti per richieste specifiche o con gli editor dell’agenzia.

Penso che la qualità delle immagini a disposizione del mercato sia mediamente più alta e che si stiano delineando delle direzioni etiche che prima non c’erano.

– Nora Bo


Vale a dire che, ad esempio, la Getty Images ha messo al bando tutte quelle immagini in cui i corpi femminili sono più magri o più formosi rispetto alla realtà.

Anche le foto prese con un buon cellulare vanno bene, ma un’agenzia fotografica online seria come la Getty Images, precisa la stessa Nora Bo, vuole che tali immagini siano caricate in una specifica collezione categorizzata come “mobile”.


Quanto tempo impiega il lavoro con un’agenzia fotografica online o di microstock?
Al di là del tempo impiegato per progettare servizi o immagini singole ad hoc, il tempo di caricamento ed inserimento dei metadati può essere anche di un paio d’ore alla settimana. Senza vincoli di orario. Il WEB è sempre acceso per tutti!

E con soddisfazioni economiche grandi o piccole che siano.

Quando paga un’agenzia fotografica online?
A seconda del tipo di piattaforma. Non c’è una regola fissa per tutte.

Per alcune occorre raggiungere un minimo di 100 dollari, altre pagano ogni volta che si matura un credito di 50 dollari o anche 25… Il pagamento avviene tramite Paypal di solito.

– Vincenzo De Bernardo


 

Ogni inizio mese al raggiungimento di un minimo variabile ma dipende dall’agenzia. Tuttavia il fotografo può scegliere a volte la soglia minima del proprio pagamento… Ti faccio un esempio: il minimo previsto dell’agenzia è $50, io posso scegliere di essere pagata al raggiungimento di $100.

Adobe stock invece paga quando tu lo richiedi, in qualunque momento del mese.

– Francesca Sciarra


Insomma, lavorare per le agenzie fotografiche online, tutto sommato è un’esperienza suggerita dal piccolo campione di fotografi coinvolto per la stesura di questo articolo.

Penso che il microstock abbia data maggior attenzione alle immagini di qualità e abbia aperto nuovi orizzonti a tanti fotoamatori. La selezione delle foto, basata su criteri tecnici e di marketing, fa sì che abitui il fotografo alle critiche senza che si scoraggi e ad avere un atteggiamento professionale quando fotografa. Dà un cambiamento della mentalità del fotoamatore, normalmente libero da vincoli di mercato, stimolandogli il coraggio di spiccare il balzo nel mondo della foto professionale.,

– Massimo Lama


 

Non resta che provare!

28.02.2020 # 5462
Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Marco Maraviglia // 0 comments

Back to the future, di Sergio Goglia al Palazzo Albertini di Cimitile

Diciannove fotografie del fashion photographer nel suggestivo salone del Palazzo, aperto al pubblico per l’occasione, di cui parte del ricavato andrà in beneficenza alla Fondazione San Gennaro

Il Donatore Matto, alias Sergio Cappelli, noto professionista napoletano ed animatore di iniziative culturali volte ad operazioni di beneficenza per alcune associazioni sul territorio, colpisce ancora!
Aprirà infatti al pubblico spazi ignoti ai più del Palazzo dei principi Albertini di Cimitile per ospitare nel suggestivo salone settecentesco la mostra Back to the future del fotografo di moda Sergio Goglia.
 
La mostra di Sergio Goglia, sarà inaugurata sabato 29 febbraio alle 11.30 e parte del ricavato della vendita delle fotografie sarà devoluto alla Fondazione Comunità di San Gennaro una rete di associazioni che si occupa del sostegno di attività artistico-culturali del Rione Sanità.


Dal comunicato stampa:
"Un percorso composto da diciannove fotografie, realizzate dall’artista Sergio Goglia che propone un viaggio che incrocia il fascino di corpi e sete alle opere d’arte di cui il Palazzo è scrigno e custode.
I visitatori potranno acquistare le fotografie. Per ogni opera è prevista una tiratura limitata di cinque pezzi, più una prova d’autore, con dimensioni da 70cmx70 cm a 90cmx100cm, stampa di ultima generazione con tecnologia led 7 colori. Parte del ricavato sarò devoluto alla Fondazione Comunità di San Gennaro.
All’opening, saranno presenti, insieme a Sergio Goglia e Sergio Cappelli, il parroco del Rione Sanità Padre Antonio Loffredo, il collezionista d’arte contemporanea e stilista di fama internazionale Ernesto Esposito."


In-perfezione © Sergio Goglia

Back To The Future – Ritorno al futuro è un recupero dell’antico in chiave moderna, seguendo la teoria di Leon Battista Alberti.

L’arte classica, l’arte antica, all’epoca in cui è stata realizzata, era moderna. Ho immaginato, in modo fantastico, questi corpi, custoditi dagli affreschi e dalle statue, ricatturati fotograficamente e riposti in chiave contemporanea sulle pareti e negli spazi del Palazzo. Un gioco, un intreccio di restituzione di un tempo senza tempo, in cui ieri diventa oggi e anche domani. La magia dell’arte, l’armonia dei corpi si incrociano nel luogo che li ospita da sempre e diventa tutto vivo e affascinante.
– Sergio Goglia


L’essenza di “Back To The Future” ben si coglie nello scritto con cui Ernesto Esposito introduce il catalogo:

In questa mostra la correlazione fra il luogo e le immagini è più forte che mai, rivelandosi fondamentale per la comprensione del viaggio che Sergio Goglia ci fa compiere. L’idea nasce dal fascino potente di un luogo, che ha pareti e soffitti che dichiarano la storia dei secoli trascorsi, mostrando, quasi ostentando, i segni e le ferite del tempo. In ogni creatura di Sergio, e non a caso dico creatura, e non creazione , intravedo una doppia anima. La prima più antica, che si nutre dei bisbigli delle stanze che la contengono e la trattengono; e l’altra, un’anima nuova che chiede di respirare e ha un cuore rosso che esce dal petto e vorrebbe battersi. Personaggi non in cerca di autore, ché il loro autore è Goglia, ma alla ricerca di un tempo ‘acronico’. Che riconosca loro la dignità per ciò che furono, prima di incontrare il deus ex machina che potrà salvarli. Sergio, usando con sapienza i ferri del suo mestiere, non come una fotocamera di ultima generazione, ma come un prezioso defibrillatore che riaccende la scintilla della vita in cuori fermi da troppi anni, riesce a donare loro l’opportunità del ‘dopo’, che sarà egualmente nobile, se le ferite del tempo diventeranno feritoie aperte verso il tempo.

Classico Contemporaneo © Sergio Goglia

Back to the future, di Sergio Goglia
Opening sabato 29 febbraio 2020 ore 11.30
Palazzo Albertini di Cimitile
Via Santa Teresa degli Scalzi, 76 – Napoli
La mostra potrà essere visitata, gratuitamente, da martedì 3 a sabato 9 marzo (dalle 10 alle 13)


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