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02.07.2019 # 5301

Ilas Web Editor // 0 comments

Una mattina da Oliviero Toscani al Modernissimo

Un evento in esclusiva organizzato dalla Ilas


Le domande pseudo-provocatorie di Oliviero Toscani

"Quanto tempo su 24 ore dedicate all’immaginazione?"  è una delle domande fatte da Oliviero Toscani al pubblico in sala.
A 77 anni Oliviero Toscani di immaginazione e grinta ne ha ancora tanta, tantissima.
Teoremi, enunciati, massime… c’è tanta roba nella mente di chi ha spaziato in vari ambiti della fotografia lasciando ogni volta un’impronta indelebile, a cavallo tra fotografia e arte.


Creatività, genio, immaginazione… i primi 50 anni di carriera di Oliviero Toscani

Le sue sono tracce che sono ormai iconografie della memoria collettiva. Chi è nato all’ombra dell’ombelico di Raffaella Carrà ricorda probabilmente in maniera più incisiva quel paio di shorts di jeans che invitavano ad essere seguiti (campagna Jesus/chi mi ama mi segua – 1973).
E non è stato lui uno dei primi, se non il primo, a usare argomenti sociali nella pubblicità sensibilizzando sull’eguaglianza delle persone a prescindere dal colore, religione, sesso…?
Sarà stata l’amichevole conoscenza di Andy Warhol lo stimolo per inventare la pubblicità POP ribaltando il senso di ogni dialettica del marketing?


In barba a certe distorsioni mediatiche dei tempi televisivi che lo fanno percepire come personaggio non troppo facile, dal vivo ti rendi conto che Oliviero Toscani è uno di quei fotografi in grado di trasferire le proprie conoscenze e senza risparmiare una certa generosità.

Dedicare oltre due ore del proprio tempo per elargire considerazioni, raccontare esperienze personali e professionali, emettere sentenze e pillole di saggezza, di più di 50 anni di magnifici fallimenti, e tra l’altro espresse in maniera chiara, diretta, senza inutili pseudo-filosofie, è un’esperienza che fa bene alla salute professionale di un fotografo o a chiunque operi nel campo della comunicazione.


Oliviero Toscani guru o coach?

Essere liberi è la condizione essenziale per poter lavorare bene.

Per essere liberi non si deve correre dietro il consenso, ma dietro al senso.

Bisogna essere eccellenti in ciò che si fa. Paradossalmente, per essere liberi bisogna incatenarsi a una propria idea per riuscire a capire quali possano essere i propri limiti.

Perché solo capendo quali sono i propri limiti ci si può liberare dal complesso di non essere bravi.

Queste non sono che alcune delle considerazioni di Oliviero Toscani che, durante l’incontro, assumeva nell’immaginario della platea sembianze di un guru, di un coach di una squadra di rugby o, forse per qualcuno, sembrava il sergente Hartman di Full Metal Jacket. Il Drill Instructor che appellò “palla di lardo” uno dei marine del film, per intenderci.


Dagli appunti presi durante l’incontro…

Il fotografare raggruppa un insieme di competenze indispensabili quando si deve comunicare qualcosa. Oliviero Toscani ricorda al pubblico che tutti possono guidare ma pochi entrano nell’Olimpo della Formula 1. Ci ricorda che tutti sanno leggere e scrivere ma pochi possono essere scrittori o poeti. L’accessibilità al mezzo non corrisponde sempre a una buona “alfabetizzazione” dello stesso.

Sembrano banali metafore, quelle di cui sopra, ma non tanto per un pubblico composto in gran parte da millennials.

La fotografia è un film in uno scatto

La fotografia può avere un certo parallelismo con un film. Per fare una buona fotografia per una campagna pubblicitaria occorrerebbe essere allo stesso tempo, sceneggiatore, scenografo, regista, direttore della fotografia, cameraman.

La fotografia è un film in un fotogramma

Immaginare. Solo nel momento in cui spegniamo il computer abbandonando quei “campi di concentramento” del XXI secolo che sono i social, possiamo iniziare a immaginare. Immaginare ci porta oltre le normali dimensioni umane configurandoci situazioni incredibili.


La creatività al servizio del marketing?

Oliviero Toscani è sempre stato Art Director di se stesso. Non ha mai accettato di lavorare con le agenzie pubblicitarie.

…Non si può dirigere la creatività. Il Padreterno non aveva l’Art Director…

Lui è il One man show, lui decide come impostare una campagna pubblicitaria, o come realizzare un’installazione con le sue immagini. Se non si ha carta bianca, si pone limite all’immaginazione perché non si è liberi.

Sembra che le sue campagne siano di successo proprio perché sempre in controtendenza con quelli che potrebbero essere i briefing e le strategie di marketing.

Si può fare una foto fantastica a un pezzo di merda e si può fare una foto di merda fotografando la donna più bella del mondo


Più di 50 anni di magnifici fallimenti

Oliviero Toscani il guru, il coach, il drill instructor. Personalità carismatica. Un’aura che sembra averlo congelato in una non-età. È un evergreen che continua a stupire a 77 anni.

Sì, sì, non sta simpatico a qualcuno ma non è un problema suo.

Ci proietta le pagine del suo libro (Più di 50 anni di magnifici fallimenti) e ti rendi conto che professionalmente può anche permettersi di essere un po’ scorbutico con chi gli fa girare i marroni con considerazioni inadeguate.

Non ha conservato molti degli originali dei suoi scatti e forse per quel suo voler sentirsi libero, distaccandosi anche dagli oggetti come diacolor scattate in tanti anni. Non ha uno studio. Il suo studio è sempre on the road. Anche nel senso più stretto del termine. Come per i ritratti di Razza Umana eseguiti per strada nelle varie città d’Italia.

Quel libro proiettato nella sala del Modernissimo, consiste per lo più in scansioni delle pagine di giornali dove sono stati pubblicati i suoi lavori in 50 anni.

Una foto esiste solo se è pubblicata

E ti accorgi che in quelle immagini vi sono citazioni ante litteram di Helmut Newton e che fare fotografie alla H. C. Bresson lo diverte perché è rilassante scattarle durante una passeggiata la domenica pomeriggio.

Che la sua fotografia di moda degli anni ’60 piaceva tanto, che a distanza di anni un’altra azienda gli chiede di replicarle. Che ha sempre avuto a fuoco le trasformazioni sociali stando sempre sul pezzo, sparandoci sui 6×3 l’iconografia dei nuovi fenomeni sociali che non avevamo ancora fatto in tempo a metabolizzare. E che, anche se impercettibilmente, trapelano i suoi studi di storia dell’arte che suggerisce a ogni giovane fotografo per la propria formazione.

 

È tutta questione di immaginazione. <<Immaginare costa ZERO!!!>>.

“L’immaginazione al potere” come direbbe Herbert Marcuse.





02.07.2019 # 5298

Ilas Web Editor // 0 comments

Napoli, 27 giugno 2019
David Carson è stato qui

Blog! di Daria La Ragione

David Carson è stato qui.
Non so se potete immaginare che emozione sia stata.

Fate conto che siete fotografi e un giorno possiate incontrare dal vivo (sì, è morto, ma è una pura ipotesi) Cartier Bresson, che viene nella vostra città a parlare di fotografia, ispirazioni, idee.

Fate conto che siete seduti buoni buoni in un cinema, davanti a uno schermo, mentre il vostro mito è lì che scorre centinaia di slide, commenta, fa battute e vi spiega con il sorriso cos’è per lui lavorare, quanto profondamente il suo lavoro sia una parte di sé, un modo di esprimersi, da dove gli arrivano le ispirazioni e, insomma, vi porti per mano attraverso il suo immaginario.

Ecco, chi scrive si è sentita così: dopo anni trascorsi a parlare di David Carson nei corsi di Storia della Grafica, a raccontare agli studenti che pazzesca rivoluzione sia stato il suo arrivo in quel mondo, che ventata di aria fresca abbia soffiato dalla California ecco che finalmente lui era lì, davanti a me, mi accompagnava nel suo mondo, attraverso il suo sguardo curiosissimo, ricordandomi quanto sia fondamentale riuscire sempre a stupirsi di ciò che ci circonda, quanto sia irrinunciabile la capacità di lasciarsi meravigliare dalle piccole cose.

Ed è stato fantastico!


Per me e per gli studenti che hanno affollato la sala del cinema Modernissimo – due ore in silenzio religioso interrotto solo dalle risate – è stata una mattinata da ricordare.

Ecco alcune delle cose che porterò con me:

"Your wave is coming – la tua onda sta arrivando."

Il tuo momento arriverà, se stai facendo quello che ami.
Un messaggio carico di fiducia, la stessa fiducia che mi sono portata addosso uscita di là e che mi ha riportata a quando avevo l’età di questi ragazzi che erano con me ad ascoltarlo. Perché infondo questa è stata la prima magia: mi sono sentita più giovane.



"Keep paddling – continua a remare."

Un’altra metafora che arriva dal surf, come la prima. Perché è chiaro che, se la tua onda sta per arrivare, tu devi sbracciarti a remare sul tuo surf per essere sicuro di beccarla quando sarà da te. Ed è questo che emerge guardando tutti i suoi lavori: impegno costante. Magari anche David Carson ha dei momenti in cui gli basta portare a casa la giornata, può darsi, ma non si direbbe proprio. Si direbbe invece che faccia tutto in modo appassionato, cercando di dare il meglio, sforzandosi di non mettere mai un titolo dove è ovvio che debba andare, mai il font che dovrebbe usare (per dire: per la locandina del film Helvetica ha usato un Franklin Gothic!!!). Insomma, sembra che non si stanchi mai di remare.


"Have fun – divertiti."

Perché il lavoro occupa la gran parte delle nostre giornate ed è importante continuare a divertirsi.

Quest’uomo che ho davanti e che ha cambiato la storia della grafica, alla veneranda età di 65 anni (portati bene quasi quanto Sting), continua a surfare e ad andare sullo skateboard, perché – ci dice – non bisogna mai smettere di fare quello che amiamo e ci fa stare bene.

Mi porto via consigli importanti sul design? Sì. Immagino di sì.

Soprattutto vengono con me riflessioni e ispirazione e fiducia nel futuro, e la felice conferma che quest’uomo che tanto avevo ammirato dalle pagine di Beach Culture e Ray Gun sia all’altezza delle mie aspettative.

29.06.2019 # 5294

Daria La Ragione // 0 comments

Aegean Airlines: caccia alle nuvole sul cielo di Atene

Blog! di Daria La Ragione

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.

 

Avete presente quelle giornate grigie e piovose, una dietro l’altra, che vi mettono addosso una specie di tristezza che passa solo se immaginate una vacanza al mare?

Forse in questi giorni di caldo torrido vi è più difficile calarvi nell’atmosfera, ma provate a immaginare di aver trascorso una primavera uggiosa e piuttosto freddina a Berlino, pensate di passeggiare davanti al Sony Center e di trovare un billboard che vi promette uno sconto del 50% su un volo per la Grecia se…

Se riuscite a scovare almeno una nuvola nel cielo che sovrasta Atene e Paros, che viene ripreso in diretta e trasmesso sullo schermo.

Una bella prova di fiducia nel sole ellenico, non c’è dubbio, ma non finisce qui: la sicurezza è tale che, per permettere a tutti i cittadini tedeschi di vincere un volo scontato, la trasmissione in livestreaming va anche su Youtube.

Ce l’hanno fatta i fortunati presenti a vincere una vacanza nella patria di Omero? Al terzo giorno di attesa con i cellulari pronti, puntati verso lo schermo, finalmente un paio di nuvolette sono apparse sul cielo di Paros e i fortunati – o i perseveranti – presenti hanno potuto usare un qr code per ottenere il loro codice sconto.

L’operazione è targata Ogilvy, Athens, Greece che ha saputo coinvolgere i berlinesi, portandoli ogni giorno davanti al Sony Center, mescolando felicemente rete, dirette streaming, billboard e soprattutto una bella idea creativa!

  






20.06.2019 # 5299

Daria La Ragione // 0 comments

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Blog! di Daria La Ragione

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.


Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

 




In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single. Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente



Advertising Agency: Robert/Boisen & Like-minded, Copenhagen, Denmark

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock

Strategy Director: Søren Christensen

Creative Director: Heinrich Veilgaard

18.06.2019 # 5289

Daria La Ragione // 0 comments

Pari opportunità: quando lo storytelling vede il dito

Blog! di Daria La Ragione

Il 4 febbraio il miliardario indiano Anand Mahindra ha tweettato una vignetta che è diventata virale. Si tratta di una corsa a ostacoli che racconta come le pari opportunità siano ancora una gran barzelletta, visto che ovunque nel mondo sono soprattutto le donne a farsi carico della gestione di una famiglia, di una casa, della cura dei figli, dei genitori etc.  La vignetta racconta come la carriera di una donna sia costruita, inevitabilmente, con uno sforzo molto maggiore rispetto a quella di un uomo. Mahindra ha infatti accudito suo nipote, un anno di età, e ha poi dichiarato: «esprimo la mia solidarietà a tutte le donne che lavorano e riconosco come i loro successi abbiano richiesto uno sforzo molto maggiore rispetto alla controparte maschile».





A proposito di accudimento, British Gas – compagnia del Regno Unito che fornisce gas ed elettricità – ha lanciato una campagna Share That You Care, per incoraggiare gli Unpaid Carers, e cioè le persone che si prendono cura di parenti e affini malati, anziani o in difficoltà, ad aprirsi e a raccontare la propria esperienza, in modo da poter ottenere ascolto e magari aiuto.


 



È uno spot abbastanza emozionante, che racconta come le persone che assistono gli altri siano spesso incapaci di aprirsi, come mostrare una debolezza significhi per loro mettere in crisi un’armatura di forza e resistenza che hanno dovuto costruire, e come l’immagine che trasmettono a chi li circonda sia del tutto falsata.

Il meccanismo è piuttosto sfruttato: parla una persona, racconta delle cose, poi un’altra persona parla della prima e a un certo punto le si fa ascoltare quello che è stato detto in precedenza, ci si commuove, si ha una specie di epifania sulla propria superficialità, si corre ad abbracciare l’amica/il marito/la nonna in questione e noi che guardiamo ci sentiamo, a seconda dei casi, gli incompresi che vengono compresi, o i superficiali che finalmente riscattano la loro cecità. In un caso e nell’altro, al termine dello spot, siamo stati salvati e ce ne andiamo in pace.

Advertising Agency: Ogilvy, London, UK


Chief ECD: Charlie Wilson

Creative Director: Nina Taylor, Luca Corteggiano

Art Director: Neal Williamson

Copywriter: Bertie Rapkin

Director: David Stoddart



Fin qui, un’analisi dello spot. Ora una riflessione su quello che racconta, che non c’entra con le tecniche della comunicazione pubblicitaria, ma ha a che fare con il modo in cui si costruisce una narrazione e sulla possibilità di fare una piccola critica su ciò che uno spot racconta.

Racconta la solitudine dei forti (o presunti tali).

E fa un po’ rabbia. Fa rabbia che dia per scontato che le cose debbano rimanere così: un figlio, una moglie, una sorella siano destinati a prestare cure senza che questo sforzo venga in alcun modo riconosciuto. Si tende a pensare che “debbano farlo”, benché i cittadini di cui si prendono cura abbiano spesso versato regolarmente le loro tasse, contributi etc. Siano insomma persone di cui lo Stato dovrebbe farsi carico, o almeno riconoscere che chi se ne fa, lo sta sostituendo.

Fa rabbia pensare che la voce che finalmente si leva a favore di queste Unpaid Givers non chieda per loro pari opportunità, ma li inviti ad aprirsi e a cercare il dialogo il che, ci mancherebbe altro, è certamente un gran conforto, ma forse sarebbe il caso di spostare l’attenzione sulle soluzioni piuttosto che sui palliativi.